Chiuso il San Salvador per sovraffollamento: Il fantasma della tragedia torna ad aleggiare sul locale romano

Nel settembre del 2017, la discoteca fu teatro di un evento che sconvolse la Capitale
Nuovi sigilli al San Salvador, la discoteca di via dell'Oceano Atlantico all'EUR. L'ultimo controllo della Polizia Locale ha portato alla luce una situazione di estremo pericolo: 380 persone ammassate in uno spazio che, per legge, ne potrebbe ospitare al massimo 120. Un sovraffollamento di oltre tre volte il limite consentito, reso ancora più complesso dalla natura stessa del locale.
Il "Club Sociale" e la quota d'ingresso
Il San Salvador non opera come una semplice discoteca, ma è registrato come Associazione di Promozione Sociale (APS). Per entrare, i clienti devono seguire un iter specifico:
Iscrizione: È necessario registrarsi come soci (spesso online o all'ingresso).
I Costi: Viene richiesta una quota associativa di 5 euro, a cui si aggiunge il costo effettivo del titolo d'ingresso alla serata.
Questo modello "club" dovrebbe garantire una gestione più controllata e riservata, ma i numeri riscontrati dalle forze dell'ordine raccontano una realtà diversa: un'attività di pubblico spettacolo in piena regola, svolta però senza il rispetto delle fondamentali norme di agibilità e sicurezza.
La tragedia del 2017: Chi era Giuseppe Galvagno
Parlare di sicurezza al San Salvador significa inevitabilmente riaprire una ferita mai rimarginata. Nel settembre del 2017, il locale fu teatro di un evento che sconvolse la Capitale: l'omicidio di Giuseppe Galvagno, imprenditore di 50 anni.
Secondo le ricostruzioni processuali, Galvagno si trovava nel locale con la compagna quando, a causa di un diverbio nato per un banale apprezzamento a una donna o un urto accidentale, fu allontanato dal locale.
Una volta nel parcheggio, l'uomo non fu semplicemente accompagnato fuori: venne circondato e pestato a sangue da cinque bodyguard. Calci e pugni sferrati con una violenza tale da lasciarlo agonizzante a terra. Galvagno morì poco dopo l'arrivo dei soccorsi. Per quel delitto, i cinque addetti alla sicurezza furono fermati con l'accusa di omicidio volontario.
Sicurezza o profitto?
Il recente blitz per sovraffollamento ripropone un interrogativo inquietante sulla gestione della movida in quel quadrante. Se nel 2017 fu la violenza incontrollata di chi doveva vigilare a uccidere, oggi è il mancato rispetto dei limiti fisici del locale a mettere a rischio centinaia di persone. In entrambi i casi, la cornice è quella di un locale che sembra faticare a garantire l'incolumità dei propri ospiti, tra ombre del passato e irregolarità del presente.

